Qualche anno fa, durante un Sesshin zen, compresi che prendersi cura di sé non ha nulla a che fare con l’egoismo, ma che al contrario genera cerchi benefici, simili a quelli di una pietra che cade nell’acqua.
Un Sesshin zen è un ritiro di meditazione intensivo, che dura diversi giorni, in cui la pratica dello stare seduti in silenzio (Zazen) è al centro del lavoro. La concentrazione sul respiro e l’esperienza diretta dell’attimo presente ne costituiscono il fulcro.
Il luogo in cui si svolse il seminario era un ex monastero. In una grande sala, sorretta da colonne, sedevano circa 100 persone strette l’una accanto all’altra sul proprio cuscino di meditazione. Un Sesshin è relativamente impegnativo, perché si è invitati a sostenere sé stessi nel silenzio assoluto, senza distrazioni. Il silenzio può diventare un catalizzatore di emozioni, che a volte si trasformano in lacrime. Non è necessariamente un segno di tristezza, ma piuttosto una forma di purificazione interiore.
Durante una di queste sessioni, accanto a me sedeva un uomo di mezza età che piangeva sommessamente. Invano cercava di trattenere i singhiozzi. Avrei voluto posargli la mano sulla spalla in segno di conforto, ma sapevo per esperienza che può essere salutare lasciare andare vecchie emozioni senza che qualcuno invada il proprio spazio interiore. In un Sesshin l’energia di ognuno sostiene l’altro. In ogni caso mi risultava difficile sopportare il dolore di quell’uomo. Non sapevo nulla di lui, non conoscevo nemmeno la sua voce. I miei pensieri non mi lasciavano in pace e così trascurai la mia pratica. In questo modo non l‘aiutai affatto. Alla fine riuscii a tornare a concentrarmi sul mio respiro. A dire il vero non avevo altra scelta.
Continuavo a percepire il suo pianto sommesso, ma l’impulso di intervenire svanì improvvisamente.
Mi sono presa cura di me e ho sentito che non dovevo fare nulla per lui, se non percepirlo. Nei momenti di dolore desideriamo essere notati. Già il semplice sentire con compassione nutre una persona in difficoltà e alimenta sia lei che noi di una dignità che va oltre la mente.
Per me è stata un’esperienza che ancora oggi continua a generare i suoi cerchi, cherchi infiniti, come quelli di una pietra che si getta nell’acqua…
Quando è stata l’ultima volta che ti sei fermato sulla riva e hai fatto rimbalzare un sasso sull’acqua?

Kommentar schreiben